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di Carmine Ragozzino

L’arte che corre. L’arte che fa a gara – gara creativa – per esprimere le suggestioni che distinguono una passione. Una passione che intreccia le generazioni: la passione per la moto. L’arte racconta una storia fatta di storie. L’arte narra un mondo strano: lì la puzza dell’olio bruciato è un profumo inebriante per chi sta sul sellino. L’arte fa immaginare l’adrenalina di una competizione o la gioia di un viaggio a due ruote. Sono viaggi in solitudine senza solitudini. E sono viaggi – più spesso - in folta compagnia. Ebbene, l’arte può mettere sulla tela una soddisfazione ormai novantenne: adulta ma sempre giovane. E’ il sentimento coltivato, coccolato, diffuso dal Motoclub Trento. Che quest’anno celebra una longevità costruita sull’amore comune ai centauri e su una socialità forse non comune ad altri sodalizi.

Tra le proposte che hanno marcato il novantennale del Moto Club Trento c’è anche un incontro inconsueto. E’, appunto, l’incontro tra il Moto Club e l’Istituto Vittoria, il liceo dei creativi che con sempre maggior frequenza è richiesto e si presta ad incursioni di qualità che saldano un proficuo rapporto tra scuola e territorio, tra scuola ed istituzioni, tra scuola ed associazionismo. Agli studenti della sezione arti figurative del Vittoria lo scorso anno il Moto Club Trento chiese di “interpretare” – comunicare – il fascino dei motori: a vari tempi, in vari tempi. Una domanda accolta con entusiasmo da Paolo Tartarotti e Giuliano Orsingher, i due docenti referenti del progetto che ha preso corpo nella succursale-atelier della scuola al Magnete di Trento Nord. Tartarotti– per altro – ha le moto nella testa e nel cuore da quando i caschi di cuoio si confondevano con quelli del primi aviatori. Da quando, cioè, la messa a punto dei carburatori era un affare per aspiranti geni del cacciavite. Logico, dunque, per Tartarotti quello di convincere i suoi studenti , (quinta e quarta A, quinta B) a mettersi in gioco. Specie perché il “motore ispiratore” del progetto non era riducibile a candele e pistoni. La moto e la libertà. La moto e la fantasia. La moto e l’ironia. La moto e un sacco di altre idee trasformate i dipinti che in un caso ti fregano tanto sono realistici o fotografici e in un altro deviano verso mondi artistici contemporanei e sperimentali. Alla fine sono uscite una cinquantina di opere. Ora sono in mostra nell’atrio e nei corridoi del Vittoria, la sede dell’Istituto delle Arti di via Zambra. Atrio e corridoi che frequentemente si trasformano in “galleria”, testimoniando le competenze acquisite dai ragazzi nei corsi che insegnano pittura e scultura, grafica e metalli, legno, multimedialità eccetera. La mostra dedicata al Moto Club non è – e non voleva essere – un percorso didascalico.

Certo, alcuni studenti si sono concentrati nel riprodurre tra colori o bianchi e nero sapienti la parte “epica” del sodalizio: le moto più vecchie ed indimenticabili, le vittorie nelle gare nazionali storiche, Trento-Bondone in testa. Ma i quadri appesi al Vittoria – (che saranno visibili a tutti, scoprendo anche una scuola dove la vitalità è la prima materia d’insegnamento) sono anche un caleidoscopio di diverse sensibilità, non solo artistiche. Così capita che i pistoni diventino corpi e cervelli, (lasciando immaginare l’anima del motociclista). Così capita che sulle moto salgano le pin up degli anni Cinquanta. Così capita che le moto magari non stiano nemmeno dentro un quadro: sono un pensiero, stupendo, dentro un fumetto. Cinque opere sono state premiate. Ma in realtà- in quanto a qualità - hanno vinto tutti.

Tanti modi di dire moto ed un modo comune – l’entusiasmo – di omaggiare il Moto Club affidandosi alle più svariate correnti artistiche. Il Moto Club venerdì – alla vernice mattutina della mostra – ringrazierà pubblicamente scuola, docenti e studenti, (alcuni ormai “maturi”), dopo aver dato gas alle lodi private per questo progetto. E grazie al Moto Club la scuola avrà anche un “ritorno” materiale oltre che d’immagine: i quadri, (alcuni avranno un premio in denaro) saranno venduti dal Moto Club e il ricavato andrà al Vittoria. Per essere reinvestito in materiali d’arte. Nella mostra al Vittoria anche la “chicca” di tre luccicanti moto d’epoca, pluridecorate, messe in vetrina assieme ai dipinti. Due sono del prof. Tartarotti. A dimostrazione che le emozioni si possono accendere sia intingendo un pennello che pigiando una pedivella. Ma restando, in entrambi gli atti, emozioni. Forti.

Le foto di  alcuni lavori in mostra, (by Emma)

 Le foto dell'inaugurazione e della premiazione, (by Gliuliano Orsingher)

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